Se credete che la corteccia cerebrale sia il massimo organo di giudizio, non avete mai incontrato la salama da sugo ferrarese. A Sandolo di Portomaggiore, piccolo baluardo della pianura estense, la sacra sfera di maiale insaccata e affogata nel vino rosso è una religione. Qui la carne non si mastica semplicemente: si adora, si venera e si celebra con una liturgia a base di purè bollente. La Sagra della Salama e dei Sapori Portuensi si piazza strategicamente nella seconda e terza settimana di ottobre, preceduta dall’epica sfida tra norcini locali.
I volontari dell’associazione Amici per la Promozione di Sandolo trasformano la tensostruttura del Centro Civico in una vera corte d’assise del gusto. Niente giurie stellate da talent show: i giudici votano il profumo, il colore e soprattutto quel gusto deciso che richiede stomaci d’acciaio e fegati temprati. Un tempo si valutava da 1 a 5, ma la maestria è talmente tanta che per il sapore sono dovuti salire fino all’8. Dopotutto, il ricavato va interamente in beneficenza ad ADO e ANT, il che rende ogni boccone un atto di pura generosità sociale.
Le serate di venerdì e sabato sono riservate rigorosamente alle cene, mentre la domenica si va in scena solo a pranzo per la maratona festiva. Tra i tavoli della tenda non si sottilizza sul bon ton: la salama al cucchiaio richiede una devozione quasi mistica, da accompagnare al massimo con un bicchiere di Fortana o di Sangiovese. I puristi sanno bene che con la pelle della salama non si scherza, e il profumo di spezie e vino vi inseguirà anche nei giorni a venire, ricordandovi dove avete passato la serata.
Se vi siete finiti un’intera salama al cucchiaio con il purè a Sandolo di Portomaggiore senza arrendervi al primo boccone, lasciateci una valutazione della sagra per raccontarci come è sopravvissuto il vostro fegato!

