Trova la Festa

Manifesto della Sagra

Questo sito indicizza e promuove le feste e gli eventi dal vivo. Cerchiamo di farlo bene, gratuitamente e in modo semplice. Vogliamo promuovere genuinità, autenticità, tradizione, natura. Cerchiamo di premiare gli appuntamenti semplici, caratteristici, genuini, onesti, meno turistici: quelli con le locandine fluo legate con il nastro al tronco del pino; rinunciando alle comodità e al glamour ma coltivando esperienze.
Ci piacciono gli incontri veri, i giochi di strada e il cibo buono. Non seguiteci su facebook e tiktok: ci vediamo alla sagra.

NOTA: per ora stiamo raccogliendo le sagre della regione Toscana, ma presto ci espanderemo

Il sito sagratour

Se c’è una cosa che i social network e i motori di ricerca fanno male è informare con precisione e semplicità dei tanti piccoli eventi sul territorio. Quelli reali, fisici, “in presenza”, insomma le vere feste di una volta, gli appuntamenti che ti invitano ad una zingarata fuori porta. Nella marea di confusione non ci sono mai pagine chiare dove avere una visione immediata delle occasioni sul territorio. Ci si perde tra pagine delle proloco con informazioni datate a volte di anni, sempre in maniera dispersiva e poco comprensibile. Ma si sa, le esperienze reali non sono l’obiettivo delle piattaforme social. Questo sito vuole colmare questa mancanza e vuole farlo in maniera semplice, usabile, rispettosa, divertente. Vediamo se funziona.

Cosa sono le Sagre

Le sagre in Italia portano l’estate in anticipo. Ci si diverte, c’è tanta gente rilassata ed è un’occasione per organizzare zingarate(cit.) fuori porta. Rifugiarsi a festeggiare la serata in campagna o in paese è davvero una bella esperienza che solo chi vive per qualche giorno in qualche fortunata località rurale può permettersi regolarmente. Alle sagre si passeggia, si comprano cianfrusaglie, si parla con tutti, si beve, si mangia, si balla il liscio e il reggae. Tastieracce, fisarmoniche e basi elettroniche: band poligenere che passano da Bob Marley a Gabriella Ferri.

Le sagre erano feste di paese dove in primavera si gustavano i prodotti migliori delle piccole comunità agricole dei dintorni. Vi si trovava il meglio perché erano organizzate come le nonne o le zie organizzano una cena per i figli e i nipoti in famiglia, prima ancora che solo le si inventassero, la definizioni orrende di chilometro zero o slow food. La gente del posto festeggiava mangiando e bevendo i loro stessi prodotti. Cioè formaggi, maiale e vino. La ricorrenza era spesso religiosa e coincideva con l’anniversario della consacrazione della parrocchia. Sagra sacra che si svolgeva talvolta sul sagrato della chiesa.

Adesso le sagre richiamano gente da tutte la regioni e costituiscono un importante richiamo turistico per molti paesini. Alla sera vi sono veri e propri esodi di chi abbandona l’afa notturna delle città per sparpagliarsi tra i borghi collinari. Il turismo ha trasformato queste feste in una vera risorsa economica ed hanno imparato a sfruttare il mito di genuinità che rappresentavano. Le date si moltiplicano, i piatti tipici si moltiplicano, se ne inventano di nuove e ogni paesino tenta di accaparrarsi i privilegi sul nome di qualche animale da selvaggina, gnocco o frutto da macchia mediterranea. Con molte guerre con la categoria dei ristoratori che denunciano concorrenza sleale.

In nome della preservazione della sagra genuina ecco il manifesto semiserio e i prerequisiti della vera festa paesana. Quella dove la qualità e la passione prevalgono sul mero scopo di lucro. Sono i criteri che definiscono il nostro modo di valutare le sagre.


Il rating

Non siamo su tripadvisor. I voti si lasciano per utilità ma soprattutto per divertimento. Mai per insultare lo chef, che spesso è la nonna di qualcun’altro prestata alla cucina.

Di seguito la nostra visione dei punteggi di rating

Voto Complessivo

L’Esperienza Totale

  1. Manco li cani
  2. Senza infamia e senza lode
  3. Pancia piena, cuore contento
  4. Da tramandare ai posteri
  5. Allucinazione mistica

Autenticità

Il Fattore “Nonna”

  1. Surgelato d’autore: Ho il forte sospetto che il cuoco abbia aperto solo scatole di cartone.
  2. Turistica: C’è la paglia a terra ma il sapore è di autogrill.
  3. Verace: Si sente il profumo della cucina che usciva dalle finestre negli anni ’80.
  4. Mani infarinate: La cuoca ha le braccia infarinate fino ai gomiti.
  5. DNA di Cinghiale: Se scavi sotto lo stand trovi tombe etrusche.

Qualità-Prezzo

Il Portafoglio

  1. Rapina: Ho pagato come al ristorante, ho mangiato come a mensa.
  2. Da turista: Le magliette alla squadra spero siano firmate Prada.
  3. Il giusto: qualche maldipancia ma dimenticheremo
  4. Onesto: Il portafoglio non piange e la pancia ringrazia.
  5. Benefattori: Ti alzi dal tavolo chiedendoti come facciano a starci dentro.

Atmosfera e Location

  1. Sala d’aspetto: Luci al neon e allegria da sala d’attesa del dentista.
  2. Standard Sagra: Tavoli di ferro, gomiti dei vicini nelle costole.
  3. Conviviale: Dopo il secondo bicchiere, il vicino di tavolo è diventato il mio miglior amico.
  4. Incanto: La location è così bella che quasi ti dimentichi che sei lì per mangiare.
  5. Sogno paesano: Luci, lucciole, profumo dei campi.

Organizzazione

La Fila, le navette, le attività complementari

  1. Incubo: risse, vomito, ordini smarriti, fila da ufficio postale il giorno della pensione.
  2. Speriamo bene: Il sistema c’è, ma è tenuto insieme dallo scotch e dalla buona volontà.
  3. Efficiente: La fila scorre, il vassoio arriva, nessuno si è ancora picchiato per una panca.
  4. Osteria mancata: Piatti di coccio, servizio ottimo, bar sempre aperto
  5. Servito: Vino già sul tavolo e servizio impeccabile

La Locandina

Si, un voto per la locandina. Vogliamo combattare il sofisticato e le grafiche fatte con l’AI. Il genuino non si può promuovere con una cosa falsa: se non si è semplici e veraci nel promuovere la festa cosa dobbiamo aspettarci dalla cucina?

  1. Trash digitale: A.I. spudorato, WordArt del 1995, cattivo gusto come farina. Nessuna scusa.
  2. Minimalismo involontario: Un foglio A4 fotocopiato male e appeso a un lampione. Potrebbe anche passare se la cucina c’è.
  3. Dignitosa: Fa il suo dovere, si capisce dove e quando senza traumi, grafica genuina.
  4. Opera d’arte rurale: Colori giusti, ironia, minimalismo, tipografia sensuale
  5. MOMA: La stacco dal palo per incorniciarla in salotto. Capolavoro di marketing contadino.

I criteri (semiseri) della vera Sagra

  • Alla vera sagra si mangia nei piatti di porcellana.
  • Alla vera sagra si ascolta solo complessi con il sintetizzatore e tastiere.
  • Ad una vera sagra, tra le reti del campo di calcetto, non si è mai visto ballare il latino americano.
  • Alla vera sagra si paga poco e si spende il resto alla fiera di beneficenza.
  • La vera sagra dura pochi giorni e non si ripete.
  • Alla vera sagra si fa sempre i furbi con la fila alla cassa.
  • Alla vera sagra non si devono vedere i peruviani o gli indiani d’America.
  • Alla vera sagra i chioschi vendono croccanti, bomboloni e le pericolose gommose.
  • Il menù della vera sagra è appeso al tronco del pino vicino alla recinzione con 2 giri di nastro.
  • Il menù della vera sagra è stampato con caratteri grossi, multicolori e con il bordo doppio.
  • Alla vera sagra si deve cacciare il posto a sedere come i cacciatori che hanno preso il cinghiale.
  • Alla vera sagra c’è sempre il cinghiale in umido e le salsiccie coi fagioli.
  • Sopra ai bagni della vera sagra c’è scritto “spogliatoi AC …” e il nome del paesino.
  • Dalla vera sagra torni sempre con le scarpe impolverate.
  • Alla vera sagra chi paga deve sempre far casino coi conti e chi serve deve sempre far casino con gli ordini.
  • Alla vera sagra chi serve si fa perdonare con una bottiglia di vino in più.
  • Non si è mai visto una vera sagra con una esibizione di car-modding.
  • La vera sagra non ha un tetto. Al massimo una lamiera con appesi i numeri dei tavoli.
  • Nello sterrato dietro alla vera sagra ci sono i calci in culo.
  • Alla vera sagra ci sono i manifesti dei consigli comunali.
  • Non si è mai visto una vera sagra sotto ad un gazebo.
  • Alla vera sagra non ci sono gli stranieri.
  • Alla vera sagra si arriva camminando in salita e si parcheggia col freno a mano.
  • Alla vera sagra c’è sempre solo un rosso e un bianco, ma si ordina il rosso.
  • La vera sagra ha sempre un vero bar in muratura con i ChupaChups sul bancone.
  • Alla vera sagra si canta sempre al brindisino e senza brindisino come si fa.
  • E senza brindisin come si fa.
  • Alle vere sagre c’è la destra e la sinistra.
  • Alle vere sagre ci sono le panche o le sedie di legno usate per le feste della contrada.
  • Alla vera sagra si riordina sempre il vino.
  • La vera sagra ha di solito l’asfalto per pavimento.
  • Alla vera sagra si paga in euro ma si fa il conto in lire.
  • Alla vera sagra c’è la polizia al cartello del paese, bevi responsabilmente o spera sia rotto l’alcool test.

Tenete sempre bene a mente questi punti e suggerite quelli che secondo voi mancano. Portateli con voi quando scegliete una sagra.
Salvaguardiamo le sagre e proteggiamole dai turisti, dai tablet, dal vino guasto, dai reality nelle cucine e dagli indiani d’america.