Nel borgo etrusco di Blera, arroccato sulle propaggini vulcaniche della Tuscia viterbese, l’autunno non si festeggia con i soliti convenevoli: qui l’aria frizzante di novembre profuma inequivocabilmente di mosto che ribolle e di legna arsa nei camini. Quando le temperature scendono e le nebbie mattutine iniziano ad avvolgere le caratteristiche necropoli rupestri che circondano il paese, la tradizione si fa fermento liquido e collettivo, celebrando un rito antico che trasforma ogni cantina in un avamposto di resistenza enogastronomica.
Siamo nella prima metà di novembre, nel pieno del weekend dedicato a San Martino, e l’evento Per San Martino ogni mosto diventa vino torna a scuotere il centro storico con una formula che non ammette mezze misure. Organizzata dalla locale associazione insieme all’amministrazione, la kermesse vede protagoniste ben undici cantine storiche aperte al pubblico, affiancate dall’ormai mitico Tendone del Rifugiato pronto a soccorrere i ritardatari e i senza-tetto del calice in cerca di ristoro.
Il menu è un pellegrinaggio mistico tra i sapori veraci della cucina blerana: si spazia dai piatti della tradizione annaffiati da fiumi di vino novello fino al prelibato olio extravergine DOP, passando per la saporita carne maremmana della cooperativa locale e chiudendo in bellezza con i dolci tipici, tra cui spicca l’imperdibile amaretto locale. Tra un gruppo itinerante di artisti di strada che alleggerisce la digestione e una proiezione di filmati d’epoca sulla vendemmia, c’è solo l’imbarazzo della scelta su quale cantina eleggere a propria dimora spirituale per il fine settimana.
Se avete sgambettato tra le vie rupestri e avete svuotato la caraffa di vino novello senza perdere la bussola, lasciateci una valutazione della sagra!

