Nel cuore viscerale del Cilento, arroccato alle falde del monte Vesole dove la terra sa ancora di macchia mediterranea e la civiltà moderna sembra solo un soffio lontano, sorge Giungano, la patria indiscutibile del fico bianco D.O.P. In questo borgo, durante la terza settimana di agosto, la frazione di Contrada San Giuseppe si trasforma nell’epicentro di un’estasi gastronomica celebrata a colpi di fruttati e succulenti morsi alla Festa del Fico Bianco.
Qui il fico non è semplicemente un frutto estivo, ma una sacra reliquia contadina essiccata al sole e venerata con un rito che impegna intere brigate di massaie dalla mattina alla sera. Giungano gode di una storia antica le cui radici affondano tra i profughi della vicina Paestum in fuga dalle scorrerie saracene; oggi, fortunatamente, gli unici ad assediare le sue viuzze sono gli avventori affamati pronti a tutto pur di conquistare un piatto di cavatelli o una sfogliatella farcita.
La festa prende vita esclusivamente a cena, quando la calura cilentana cede il passo alla brezza serale e l’aria si riempie dell’inconfondibile profumo di legna e frittura. È qui che il concetto di “mangiatoia verace” raggiunge vette mistiche: i tavoli risuonano del chiasso conviviale tipico delle feste di contrada e il menù si paga rigorosamente con la moneta ufficiale dell’evento, dove ogni piatto vale un tot di “fichi”.
Tra le viuzze spiccano preparazioni da capogiro: dalle iconiche mulignane mbuttunate farcite a regola d’arte, al maestoso caciocavallo impiccato che fonde la sua anima lattea sulla brace, fino allo sfriuonzolo di maiale e all’immancabile viccio impregnato di ciambotta. Dimenticate la dieta e preparatevi a cacciare il posto a sedere con l’ostinazione di un cacciatore di cinghiali, perché tra un bicchiere di rosso locale con le percoche e un cannolo cilentino l’atmosfera si scalda velocemente.
Se avete avuto il coraggio di affrontare le code per assaggiare i cavatieddi con fichi e guanciale e vi tenete a questa festa verace, lasciate una valutazione della sagra!

