Nelle aspre e verdi valli dell’Appennino piacentino, dove le cime sfiorano le nuvole e l’aria sa di bosco bagnato, la piccola frazione di Salsominore si trasforma nel paradiso terrestre di chi non ha mai smesso di imbracciare un fucile o di aspettare il cinghiale dietro a una fratta.
Nel corso del primo fine settimana di settembre, la Festa del Cacciatore chiama a raccolta tiratori scelti, cacciatori d’altri tempi e semplici affamati desiderosi di stringere tra le mani qualcosa di più sostanzioso di un comune panino.
La manifestazione, giunta alla sua diciannovesima edizione sotto l’egida di irriducibili organizzatori come Paolo Scaglia e Paolo Toscani, non bada ai fronzoli ecologisti ma celebra la nuda e cruda tradizione venatoria tra gare di tiro al piattello, carabina ad aria compressa e il leggendario bersaglio del cinghiale corrente.
Intorno agli stand enogastronomici si consuma il vero rito collettivo: litri di vino locale e prodotti tipici capaci di resistere a qualsiasi battuta di caccia andata a vuoto, dimostrando che la preda più ambita, alla fine, resta sempre la tazzina di brasato.
Se avete fatto centro con i piatti tipici e ci tenete a questa festa, votatela con le stelline!


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