El suna i campàn, el svéntula la bandêra, vatzèm i càles che l’è inviâ la féra! Suonano le campane, sventola la bandiera e si vuotano i calici, perché a Oggiono non si scherza affatto quando c’è da celebrare la tradizione zootecnica e culinaria brianzola. Quando le temperature si abbassano tra i laghi e i primi rilievi lecchesi, il borgo si prepara a un’invasione pacifica di amanti della buona tavola e del bestiame d’altipiano per la storica manifestazione nota a tutti semplicemente come Ul Ferón de Ugiòn.
Siamo nella quarta settimana di ottobre e la secolare fiera zootecnica plurisecolare di Sant’Andrea torna ad animare l’area fiera e le viuzze del centro. Qui l’atmosfera oscilla sapientemente tra l’orgoglio degli allevatori, la benedizione Solenne del bestiame e l’assalto coordinato ai tavoli della grandiosa tensostruttura allestita in via Roma. Niente fronzoli o impiattamenti da alta cucina: la filosofia è quella pura della Brianza verace, fatta di profumi intensi, vociar di paese e boccali che brindano senza sosta.
Il vero campo di battaglia si gioca infatti intorno alla cucina, pronta a sfornare pilastri della memoria contadina lombarda: la mitica cazzoeula ricca e fumante, la corroborante trippa (o bùsa) da affrontare con la michetta a portata di mano e i classici panini imbottiti per chi deve tenersi leggero prima di fare un giro tra i capi di bestiame. Tra un’occhiata alle manze in esposizione e una sorsata di vino rosso, si impara rapidamente che per sopravvivere alla fiera serve lo stomaco forte dei vecchi patriarchi locali.
Se avete sfidato la nebbietta autunnale per godervi un piatto di cazzoeula bollente sotto la tensostruttura, lasciateci una valutazione della sagra!

