Se pensavate che per far girare l’economia servissero l’alta finanza o i microchip, non avete mai visto in azione la forza bruta di un tronco di quercia di mille chili che premie sulla vinaccia. A Palanzo di Faggeto Lario, arrampicati sulle pendici del Triangolo Lariano dove il parcheggio col freno a mano tirato è uno sport olimpico, il tempo si è felicemente fermato al sedicesimo secolo. Qui, nella seconda settimana di ottobre, si celebra la Sagra del Torchio, una liturgia laica devota al mosto, al vino e alle calorie d’alta quota.
Il Re indiscutibile della festa è un colosso di legno del 1572, una macchina bellica da spremitura da fare invidia a Leonardo da Vinci. Mentre nel resto del mondo ci si perde in fisime da sommelier e calici di cristallo, a Palanzo la questione è brutalmente semplice: si gira la vite, si torchia l’uva e si assaggia il succo della prima spremitura direttamente alla fonte. Il borgo di pietra si trasforma in un labirinto di cantine aperte e vicoli in salita dove il profumo di caldarroste e vin brulé vi farà dimenticare all’istante qualsiasi proposito di dieta.
Tra le viuzze non troverete certo cucine stellate, ma la pura e sana sostanza della tradizione comasca. L’evento si svolge tra il pranzo e la cena, permettendo di alternare un bicchiere di nostrano a una passeggiata fino al vecchio lavatoio o alla Madonna del Soldo per smaltire l’accumulo di lipidi. Tra cantine scavate nella roccia e banchi di artigianato, la festa rispetta in pieno il sacro principio contadino: poca parata, molti fatti e scarpe inesorabilmente impolverate.
Se avete avuto l’ardire di sfidare le salite del borgo e avete assaggiato il primo torchiato di stagione, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione con le stelline!


Una risposta a “Sagra del Torchio”
Locandina generata con AI indegna… Se l’evento deve esprimere tradizioni everacità, bisogna partire dalla basi!