Nel cuore pulsante della Valpolicella, la quarta settimana di agosto risveglia gli animi gaudenti a Marano di Valpolicella, Verona. Qui la Sagra de Maran si trasforma in un rito pagano dove il sacro vino incontra la polvere dei campi e il metallo della pista. Niente moine da sommelier col bicchiere a tracolla: a Marano si fa sul serio e ci si adegua allo spirito verace delle colline veronesi, dove l’asfalto delle piazze fa da palcoscenico a serate aperte sia a pranzo che a cena.
La storia di Marano affonda le sue radici nella pietra e nei vigneti che disegnano questa conca benedetta, già abitata in epoca romana e poi feudo dominato da pievi storiche e terrazzamenti strappati alla montagna, i celebri maragne. In questa cornice rurale, la sagra celebra non solo l’uva che darà vita all’Amarone, ma la pura voglia di stare insieme senza troppi fronzoli. È la classica festa dove le panche di legno scricchiolano sotto il peso di piatti generosi e i bicchieri di rosso non rimangono mai vuoti per più di tre secondi netti.
L’anima della festa batte forte sui pedalini delle biciclette e nei campi da gioco, con tornei goliardici che spaziano dal calcetto alle discipline più improbabili come il torneo di kubb, lo skittles vichingo che da queste parti ha trovato una casa d’elezione. E se la stanchezza comincia a farsi sentire dopo qualche bicchiere di troppo, ci pensano l’orchestra e i balli su pista d’acciaio a scuotere i muscoli. La ricetta è sempre quella di una volta: musica sparata, gomito alzato al banco e scarpe impolverate a fine serata.
Se avete ballato sulla pista d’acciaio con i muscoli ancora indolenziti dal torneo e un bicchiere di rosso in mano, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!


Lascia la tua valutazione, pubblica foto
Correggi date, menu, programma