Se vi sentite <<communisti cosiiiiii>> (cit.) e vi manca la sana atmosfera delle Feste dell’Unita di una volta (NDR: a noi si, che quando eravamo bambini la nonna ci portava a scommettere sulla ruota col porcellino e a taroccare il menù del ristorante “Unità” per scriverci le peggiori nefandezze gastronomiche): preparatevi alla solita invasione di sostanza, cultura, polacchine e convivialità.
La Festa de l’Unità di Villadossola, Verbano-Cusio-Ossola è il terreno sacro della socialità popolare, presidio sociale e gastronomico zonale come lo era il Bar dello Sport, il Circolo Bocce, e il refettorio. Il buon cibo, le chiacchere e l’estrazione della tombola contavano più di ogni altra menata, nonostante fosse condita con conferenze, incontri o vetrine politiche.
Le brigate di volontari reduci da mille battaglie nelle Case del Popolo, mettono sempre in piedi un calendario che è un manifesto politico di gusto. È un momento in cui la comunità si riprende lo spazio pubblico per ricordarci che mangiare e stare insieme non è solo un atto biologico e sociale, ma il germe di una resistenza culturale che preferisce incontrarsi dal vivo in piazza o al parco piuttosto che passare il tempo alla tastiera. Siamo intellettualmente onesti: è anche dalle chiacchere e dalla socialità davanti ad un bicchiere di vino che nasce la politica.
I menu della Festa dell’Unità, talvolta vetrine dei produttori locali, spesso affidati al volontariato delle vecchie generazioni riescono sempre a mettere insieme proposte gastronomiche interessanti e sempre diverse in ogni distretto. Orchestre, gruppi etnici, rock, reggae, i cantautori italiani, il sound lo conoscete: l’importante è che ci sia il palco sulla piazzetta a movimentare la pista.
Se siete stati a Festa de l’Unità La Lucciola fateci sapere come è andata soprattutto raccontateci se hanno fatto il solito scherzo idiota che annuncia al microfono la morte della mamma di Mario Cioni.


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