Se pensate che la quaresima sia finita o che la dote di penitenza sia stata già saldata col rosario della sera, vi sbagliate di grosso. Nella serenissima roccaforte di Noale, Venezia, l’espiazione ha tutte le fattezze di un’anatra arrosto. Durante la prima settimana di ottobre, nel cuore del centro storico battuto dalle ombre della rocca e delle antiche torri medievali, la santissima Sagra del Rosario – Festa dell’Anatra unisce la devozione al piatto forte della cucina veneta d’acqua dolce. Perché da queste parti, dove le acque dei rii incontrano la terra ferma, la vera penitenza è restare a bocca asciutta davanti a un piatto di straccetti d’anatra alla Veneziana con crema di mais.
Tra le piazze allestite a festa, si compie il sacro rito della convivialità popolare: il pranzo sociale apre le danze a mezzogiorno, riunendo pensionati, avventori e cacciatori di calorie in un’unica enorme tavolata benedetta dal vino rosso. Non serve il libretto delle preghiere quando in tavola arrivano i casarecci al ragù d’anatra, profumati e conditi con quella sapienza contadina che non concede spazio ai fronzoli della cucina moderna. Qui l’evento si vive a pranzo, tra una chiacchiera in dialetto e un occhio buttato ai giochi tradizionali in piazza, sotto lo sguardo austero della Torre dell’Orologio.
Conforme ai più rigidi e semiseri criteri della vera sagra, l’atmosfera si scalda tra le urla dei giochi di strada, i decimali dei conti fatti a mente e i bicchieri riempiti fino all’orlo senza troppe cerimonie. Il profumo dell’arrosto alle erbette aromatiche sovrasta ogni cosa, richiamando folle da tutta la provincia per un rito che celebra la cucina verace e la voglia di stare insieme senza etichette o cravatte.
Se avete avuto la grazia di assaggiare i casarecci al ragù d’anatra o vi siete guadagnati un posto al pranzo sociale a furia di gomitate, lasciate una valutazione della sagra!

