Sagra della Porchetta Italica

locandina sagra della porchetta italica campli

Agosto 2027⚠️ periodo indicativo da confermare

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Non è un refuso tipografico quella brutta spezzatura in locandina!

La porchetta è un orgoglio italico. Soprattutto in Abruzzo dove il maiale è un’istituzione gastronomica anche culturale. E se c’è una località dove il porco assurge nell’olimpo quel posto è Campli.

Qui, nella seconda metà di agosto, va in scena la Sagra della Porchetta Italica, un evento che non cerca l’approvazione dei raffinati gourmet ma punta dritto al sodo: crosta croccante, carne tenera e un’atmosfera che definire verace sarebbe un eufemismo. Il borgo farnese si trasforma in un teatro dove il protagonista assoluto è il porchettaro, che qui non è un semplice cuoco, ma un custode di segreti che si tramandano da generazioni. Non aspettatevi inutili orpelli o rivisitazioni stellate: la porchetta di Campli si mangia rigorosamente in un panino, possibilmente in piedi, magari mentre si discute della “misteriosa” leggenda del logo.

Non siate bacchettoni e ingenui, quello strano titolo sillabato e spezzato sulla locandina è pure voluto, e risale agli anni’60, quando il sessismo e il senso del limite non aveva pudori. Un “colpo di genio” di marketing improvvisato degli amministratori locali per catturare l’attenzione di un target anche più vasto di quella dei semplici affamati (di panini); ma che esclude le nicchie che riguardano “donne” “dieta” “femminismo”: più o meno oltre metà della popolazione.

Gli organizzatori ne celebrano la storia come un precedente storico di importanza pari a quella di conquiste o miracoli. La manifestazione è la sagra più vecchia di tutta la regione: nata nel lontano 1964 in una specie di “guerra fredda” tra la curia e il comune. E’ una storia bellissima degna di una commedia di Don Camillo e Peppone: il sindaco Ubaldo Scevola voleva promuovere maiali e bagordi ma il poro prete don Antonio Mazzitti cercava di mantenere la festa dell’Immacolata su un piano strettamente religioso. Ahimè non gli andò bene perchè non si sa se per merito di questo refuso tipografico sessista o per la bontà delle porchette, il successo della scissione dogmatico-gastronomica fu enorme: già alla prima edizione le 24 porchette previste non bastarono a soddisfare la folla, costringendo il sindaco a far riaprire tutti i negozi alimentari della città per far fronte alla richiesta. Da allora, l’evento è cresciuto costantemente, arrivando oggi a distribuire oltre 100 mila panini in cinque giorni.

Ancora oggi tra le viuzze del centro storico, la tradizione si misura in quintali di carne arrosto e in una folla che, anno dopo anno, continua a svuotare i banchetti con una voracità commovente. È una festa dove, apparte le “porche” le etichette restano chiuse nel cassetto e la convivialità si misura in sbornie di vino e panini fumanti.

Se siete dei porci o se avete avuto la fortuna di sfidare le file chilometriche e volete raccontarci la vostra opinione sulla qualità della crosta o sull’efficienza del servizio, lasciate pure una valutazione della sagra! Lasciate stare il sessismo ve ne prego, restiamo sulla norcineria

Porchetta Italica

Maiale intero cucinato lentamente al forno, caratterizzato da una crosta dorata e croccante, tipica della lavorazione artigianale di Campli. La tradizione vuole che venga preparata senza un eccessivo uso di spezie, per lasciare che il sapore naturale della carne parli da solo.

Panino con Porchetta

Il pilastro fondamentale della manifestazione. Pane fresco locale farcito generosamente con la porchetta appena affettata. Il consiglio degli esperti: non chiedete salse, qui si onora solo il gusto della ciccia.

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⚠️ Posizione approssimata o non sicura. Consulta le informazioni ufficiali

Una risposta a “Sagra della Porchetta Italica”

  1. Avatar Giuliano
    Giuliano Avatar utente Redazione
    Locandina:

    5/5

    La locandina con l’errore nell’impaginazione ha una bellissima storia di goliardia, laicità e sbronze.

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