Nel punto più a sud della Sicilia, laddove le correnti del Jonio e del Tirreno s’incontrano a fare scintille, c’è un posto dove l’autunno non profuma solo di salsedine ma sopratutto di mosto cotto e sapienza antica. A Portopalo di Capo Passero, quando la vendemmia volge al termine, ci si ritrova tutti insieme per celebrare il piatto confortante per eccellenza della tradizione contadina con la Sagra della Mostata, il fiore all’occhiello del più ampio contenitore Mo’StaFest.
Chi pensa che la mostata sia una semplice marmellata non capisce la magia: qui stiamo parlando del mosto d’uva sapientemente ristretto e lavorato con la cenere di tralci di vite o calce per togliere l’acidità, poi addensato con la farina e profumato con cannella, granella di mandorle tostate e scorza d’arancia. Una prelibatezza nera e lucida che le nonne portopalesi colano negli stampini di terracotta e che fa redivivo anche chi ha alzato troppo il gomito la sera prima.
Durante la quarta settimana di ottobre, tra Via Lucio Tasca e Via Principe di Piemonte, l’aria si riempie di profumi dolci e speziati mentre le strade prendono vita sia a pranzo che a cena. Oltre alla mostata, tra uno stand di artigianato e un calice di vino del territorio, si può pure ammirare L’Insabbiata, l’arte effimera locale candidata persino a patrimonio UNESCO. Qui non ci sono cravatte né formalità: la gente si stipa lungo le vie del borgo marinaro, si condivide la panca con lo sconosciuto e si fa festa fino a tarda notte.
Se avete avuto il piacere di affondare il cucchiaio nella vera mostata di uva calda e profumata tra i vicoli del borgo marinaro, fateci sapere com’è glassware lasciando una valutazione della sagra!

