Nel cuore della Valle del Tevere, dove la Sabina comincia a regalare le sue prime colline pettinate a vigneto, c’è una terra che sulla fermentazione dell’uva ha costruito la propria identità. Nel primo fine settimana di ottobre, le viuzze del centro storico di Mentana, Roma smettono di essere un tranquillo scorcio della provincia capitolina e si trasformano nel tempio pagano del Bacco sabino in occasione della storica 69ª Festa dell’Uva.
Qui l’uva non è solo una coltura di stagione, ma una vera e propria devozione collettiva. Tra gli archi in pietra del borgo antico si diffonde l’aroma inebriante dei mosti in fermentazione, accompagnato dal profumo fragrante della celebre ciambella a cancello, capolavoro della panificazione locale a forma di grata che da generazioni accompagna ogni calice di vino verace. Tra una Masterclass condotta dagli esperti sommelier e una passeggiata tra le oltre cento etichette proposte dai produttori della zona, l’astinenza alcolica viene ufficialmente messa al bando.
In perfetto accordo con le sacre leggi della vera festa di paese, l’evento propone un percorso che intreccia cultura, folklore e abbondanti dosi di conviviale goliardia. Tra letture risorgimentali e note di violino nei musei citati, la priorità assoluta resta quella di spintonare garbatamente tra gli stand per accaparrarsi l’ultimo bicchiere di Frascati o di rosso sabino, condividendo il tavolo con perfetti sconosciuti. Dopotutto, in collina non serve la cravatta: bastano la voglia di stare insieme, un boccale pieno e la certezza di guadagnarsi la cena camminando sui saliscendi del centro storico.
Se avete avuto la forza di abbinare un calice di vino novello a una croccante ciambella a cancello tra i vicoli del borgo, raccontateci come è andata lasciando una valutazione con le stelline!

