Se c’è una cosa che i toscani sanno fare maledettamente bene, è prendere un borgo medievale a forma di chiocciola e riempirlo del profumo celestiale di fritto. A Santa Maria a Monte, adagiato sulle colline pisane, la penultima settimana di agosto si celebra un vero e proprio rito collettivo con la Sagra della Patata Fritta. Qui non troverete un misero aperitivo come nei peggiori bar con ciotolini pieni di San Carlo, e neppure i cartocci rossi con ketchup e maionese del Mac Donald’s: qui la regina incontrastata è la patata Tosca il Santo Graal dei tuberi, una varietà autoctona delle Cerbaie a pasta gialla, con una consistenza concepita apposta per raggiungere una croccantezza suprema.
Il centro nevralgico di questa pacifica invasione dorata è Piazza della Vittoria, dove fin dal lontano 1973 troneggia il mitico, mastodontico Padellone. Vedere i maestri friggitori all’opera mentre tuffano quintali di tuberi nell’olio bollente è uno spettacolo che riconcilia con il mondo. I cartocci vengono serviti fumanti, un pezzo di storia locale che si mangia rigorosamente con le mani, passeggiando tra le viuzze e i mercatini.
La bellezza di questa festa sta anche nel fatto che, tra un fritto e l’altro, si può fare un salto indietro nel tempo esplorando le cisterne e le gallerie sotterranee del borgo o partendo per un tour culturale proprio dal Museo Casa Carducci. E fedele ai migliori criteri della festa di paese, la piazza si accende ogni sera con spettacoli comici, concerti e raduni di veicoli d’epoca, dai vespisti ai mitici tre ruote.
Se avete intenzione di testare la tenuta del vostro fegato di fronte al leggendario Padellone o se siete riusciti a portar via un cartoccio extra senza fare troppa fila alla cassa, lasciateci una vostra valutazione e raccontateci la vostra esperienza!


Valuta e segnala