Nel cuore geografico della Toscana, arrampicato tra i castagni secolari e i ripidi pendii del Monte Pisano, sorge Buti. Questo borgo di pietra vive da generazioni in un legame viscerale e quasi simbiotico con la selva, dove l’albero della castagna non era una semplice pianta, ma l’antico “albero del pane” che salvava la pelle nei mesi invernali più duri.
Nel mese di ottobre va in scena la storica Sagra della Castagna, un’istituzione verace che trasforma le vie del paese e l’area di Parco Danielli nel regno incontrastato dei sapori d’autunno. Se cercate piatti patinati o posate d’argento avete decisamente sbagliato strada: qui la sostanza regna sovrana e l’accoglienza ha il ritmo schietto delle tradizioni contadine di una volta.
Il vero capolavoro gastronomico della festa risiede nelle specialità locali rigorosamente a base di farina dolce. Gli alfieri della tradizione sono i celebri neccini, le classiche crêpes di castagna farcite con ricotta fresca, le croccanti frittelle, le dorate caldarroste fumanti e il leggendario castagnaccio butese, denso e profumato di ramerino e pinoli.
Le cucine degli stand gastronomici aprono i battenti per la cena del sabato e per il pranzo della domenica, offrendo un riparo sicuro sotto le strutture al coperto in caso di maltempo. Chi conosce questi luoghi sa bene che per conquistare un posto a sedere nei momenti di massima affluenza bisogna mostrare la grinta dei veri cacciatori di cinghiale e cacciare la panca senza troppi complimenti.
Tra un bicchiere di rosso locale e una scorpacciata di dolci, la festa offre un ricco programma di visite culturali al campanile della Pieve, al Castello e mostre d’arte. Camminare per le stradine di Piazza Martiri della Libertà fino a tarda sera garantisce di tornare a casa con le scarpe impolverate e la pancia decisamente sazia.
Se avete avuto l’occasione di assaggiare i neccini con la ricotta o un piatto di caldarroste fumanti a Buti, lasciate una valutazione della sagra per farci sapere com’è andata!

