Nel cuore delle colline pisane che guardano la Costa degli Etruschi, c’è un posto dove l’autunno non è una semplice stagione ma una dichiarazione d’intenti a tavola. A Riparbella, tra boschi di macchia mediterranea e vigne generose, la caccia al gusto s’incarna nella gloriosa Sagra del Cinghiale. Qui il suino selvatico è una divinità pagana da onorare rigorosamente a morsi, senza troppe moine e con la certezza di alzarsi dalla panca con la pancia piena e la bocca unta d’olio novo.
Il vero asso nella manica di questo banchetto contadino è il celebre cinghiale alla riparbellina DE.CO., un capolavoro di norcineria rurale dove la carne, spezzettata a dovere e cucinata senza la classica marinatura, stufa lentamente con cipolla rossa, aglio, rosmarino, alloro, abbondante vino rosso e quel tocco di concentrato di pomodoro che fa cantare i piatti. Abbinato alla polenta calda o adagiato su una cascata di pappardelle fatte come la nonna comanda, questo piatto rappresenta il motivo principale per cui vale la pena affrontare i tornanti in salita e parcheggiare col freno a mano tirato.
Nelle capienti tendostrutture coperte e riscaldate allestite all’Oliveta di Riparbella, va in scena un rito collettivo che unisce la prima e la seconda settimana di novembre. Tra braciate di rosticciana e scamerita, porzioni di castagnaccio e fiumi di vino rosso Assurdino, le brigate della Pro Loco lavorano a ritmo battente il venerdì e il sabato a cena e la domenica per l’intera giornata. E per chi cerca un tocco di classe finale, la domenica sera si trasforma in un’esperienza gourmet da cacciare al volo prima di tornare a casa con le scarpe impolverate.
Se vi siete guadagnati un piatto di polenta con cinghiale alla riparbellina DE.CO. e avete brindato con un buon bicchiere di Assurdino sotto il tendone, diteci com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

