La Festa di San Fermo a Sant’Agata Martesana, Milano (per i pignoli della mappa, una frazione di Cassina de’ Pecchi) è il tipico miracolo estivo lombardo capace di trasformare il sagrato e l’oratorio in un avamposto di resistenza enogastronomica. Ci troviamo nel cuore della Martesana, dove la festa si prende lo spazio pubblico nella prima settimana di agosto, radunando viandanti e golosi pronti a sacrificare le coronarie sull’altare della cucina contadina. Niente finzioni o cucine stellate da milanesi imbruttiti: qui l’asfalto dell’oratorio fa da pavimento e ci si ritrova a cacciare il posto a sedere sulle panche con lo stesso agonismo dei cacciatori alla posta.
La storia qui si respira tra una portata e l’altra, all’ombra di un campanile che svetta fiero per trenta metri e che agli inizi del Novecento dava il via alle danze sparando fragorosi colpi di mortaio a salve già alle cinque del mattino. Quei vecchi bussolotti in bronzo, grandi come bottiglie di aperitivo, sono stati sostituiti nel tempo da marchingegni pirotecnici decisamente più moderni, ma lo spirito ruspante è rimasto intatto. La statua del Santo, commissionata nel 1902 in papier di plastica finissimo, osserva sorniona il viavai di volontari che spadellano polenta e grigliano braciole a ritmi da catena di montaggio.
L’atmosfera è quella verace e goliardica delle sagre di una volta: il chiosco spara birra e vino rosso senza sosta per innaffiare i mitici casoncelli alla bergamasca o gli arrosticini abruzzesi, mentre sul palco si avvicendano tribute band e spettacoli dance capaci di far ballare anche le gambe dei tavoli in lamiera. Si chiude in grande stile l’ultima sera, con gli occhi rivolti al cielo per il grandioso spettacolo pirotecnico musicale che infiamma la notte.
Se siete riusciti a conquistare una porzione di polenta e zola senza fare a pugni alla cassa o se volete dirci la vostra sulla cottura delle costine di maiale, lasciate pure una valutazione della sagra con le stelline!

