Se pensate che l’autunno si inauguri con la tristezza delle foglie morte e il ritorno dei maglioni di lana, vi sbaglierete di grosso nelle campagne di Santa Maria in Selva Treia, dove l’aria profuma inequivocablemente di farina di granoturco e sughi da Oscar.
Nel cuore della provincia di Macerata, ogni anno nel mese di settembre si celebra la storica Sagra della Polenta, giunta a un traguardo di quelli che fanno girare la testa: ben cinquant’anni di storia, padelle giganti e brigate di polentari stoici che sfidano i fumi della legna con la stessa dedizione di un antico ordine monastico.
Le origini di questa festa affondano le radici nella tradizione contadina più verace, quando la polenta non era un vezzo gourmet da bistrot milanese ma il pilastro energetico di intere generazioni che lavoravano la terra dall’alba al tramonto. Qui la cucina è una cosa seria ma trattata con la goliardia tipica delle sagre marchigiane DOC, dove gli stand gastronomici aprono rigorosamente a cena (e in alcuni giorni festivi anche a pranzo) per distribuire tonnellate di bionda ambrosia accompagnata da condimenti che non ammettono diete preventive.
Nel menu troneggiano i classici irrinunciabili della tradizione: dalla corposa salsiccia al sugo di papera, fino all’intramontabile baccalà e alla sapa, il tutto condito da un’atmosfera paesana che rifugge qualsiasi tentazione modaiola per abbracciare il calore umano delle vecchie feste di una volta.
Se avete fatto il bis di polenta e vi siete ustionati il palato con la prima forchettata bollente, fateci sapere com’è andata, lasciando una valutazione della sagra!

