Arrampicata sui primi rilievi della Ciociaria, là dove i fitti boschi dei Monti Lepini digradano verso la valle del Sacco, Sgurgola è un borgo dove il vino e l’uva si respirano nell’aria ben prima di arrivare in piazza. Da queste parti la vendemmia non è un semplice lavoro di campagna, ma una vera liturgia collettiva. Quando giunge la quarta settimana di settembre, il paese chiama a raccolta l’intera provincia per La 71ª Festa dell’Uva, dimostrando che qui la passione per i grappoli si tramanda da generazioni con una devozione quasi sacrale.
I criteri della vera sagra ci sono tutti, incisi nella pietra: la piazza affollata, l’asfalto sotto le scarpe, e quell’atmosfera verace dove il concetto di dieta viene messo al bando senza troppi complimenti. La vera anima della festa risiede nelle storiche fraschette sparse per il centro abitato, pronte ad aprire i battenti sia a pranzo che a cena. Tra un bicchiere di rosso locale e un piatto di pasta fatta a mano lavorata sul momento, si fa subito amicizia con il vicino di panca, perché come si dice da queste parti quando il vino comincia a scorrere, “appresso al vino viene tutto il resto”.
Il borgo si trasforma in un palcoscenico vivente tra sfilate di carri allegorici, gruppi folkloristici che riempiono le viuzze con il ritmo travolgente del tamburello e la stornellata ciociara. La brigata di cucina e i volontari del paese lavorano a pieno ritmo per rifocillare la folla con i sapori autentici di una volta, dove l’olio buono e la farina si uniscono in una danza senza tempo che fa dimenticare ogni stress cittadino.
Se vi siete persi tra le fraschette di Sgurgola, avete assistito alla preparazione della pasta o vi siete scatenati al ritmo della taranta, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

