Se credete che l’autunno sia fatto solo di tisane e nostalgia, non avete mai provato ad addentare un cuzzetiello straripante di sugo mentre l’aria di collina vi stuzzica il naso. Nel cuore dell’Irpinia, il borgo antico di Avella toglie gli abiti superflui e indossa quelli della festa per la celeberrima Sagra della Castagna e della Nocciola, un doppio fine settimana dove la dieta viene ufficialmente sospesa per decreto popolare.
In questa terra benedetta, famosa fin dall’antichità per le sue nocciole pregiate — tanto che i romani le chiamavano proprio nux avellana —, i frutti del bosco diventano la scusa perfetta per una vera e propria devozione gastronomica. Tra i profumi delle caldarroste che svettano sui bracieri e il crepitio delle legne, la vera star dell’evento è il caciocavallo impiccato, fatto colare con lenta perizia su fette di pane abbrustolito, mentre la pancia ringrazia e il colesterolo attende pazientemente il suo turno.
Che siate giunti in camper o abbiate parcheggiato col freno a mano tirato lungo le salite del centro storico, le opzioni non mancano per riempire il bicchiere di ottimo Aglianico o Greco di Tufo. Sia a pranzo che a cena nei giorni festivi, ci si ritrova attorno alle tavolate con lo spirito verace delle feste di una volta, dove la fame è tanta e l’ospitalità campana non fa sconti a nessuno.
Se avete avuto il coraggio di sfidare la cialda croccante delle castagne flambè o vi siete unti i baffi con il ragù di cinghiale, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

