Nel cuore della Tuscia viterbese, là dove i mostri di pietra del celebre parco Orsini sorvegliano la valle da secoli, c’è un’altra tradizione che reclama la sua buona dose di attenzione culinaria. A Bomarzo, in provincia di Viterbo, il mese estivo non si passa solo a contemplare sfingi e mascheroni, ma ci si ritrova per celebrare un pesce che con il Lazio interno ha un legame storico indissolubile: il baccalà. La Sagra del Baccalà di Bomarzo si appropria dei fine settimana della prima, seconda e terza settimana di luglio, trasformando il fresco spazio del Campo Verde dei Valori nel punto di raccolta definitivo per gli amanti della buona tavola e del folklore verace.
La scelta del baccalà in una terra apparentemente lontana dal mare non è affatto un controsenso moderno, bensì un richiamo alle antiche rotte commerciali dello Stato Pontificio, quando il pesce conservato sotto sale rappresentava una delle poche risorse proteiche ittiche capaci di superare indenni i lunghi viaggi verso l’entroterra, diventando protagonista della cucina popolare e dei giorni di magro. A gestire le operazioni sotto le stelle c’è l’Associazione Valori Bomarzo, che orchestra una macchina dove la frittura e le preparazioni in umido si fondono con l’intrattenimento più spensierato.
Tra una porzione e l’altra, l’atmosfera si scalda grazie a una grande pista da ballo pronta a ospitare orchestre dal vivo, ritmi latini e serate movimentate da performance coreografiche di livello, dimostrando che la convivialità da queste parti si misura sia in grammi di pesce consumati sia in ore passate a ballare.
Se avete intenzione di fare un salto tra i mostri di pietra e le cucine della festa, o se avete già testato la croccantezza del filetto fritto, lasciateci un commento con la vostra esperienza e votate la sagra con le stelline!


Valuta e segnala