A guardare Lubriano da lontano, piantato con orgoglio sul suo sperone di tufo proprio di fronte allo spettacolare anfiteatro naturale dei Calanchi e a quella celebrità fotografatissima di Civita di Bagnoregio, si capisce subito che qui non si scherza affatto. Mentre la vicina “città che muore” attira frotte di turisti con il bastone da selfie, i lubrianesi preferiscono concentrarsi sulle cose serie della terra, scavando nel sottobosco della Tuscia alla ricerca del vero tesoro sotterraneo: il tartufo. La Sagra del Tartufo della Valle dei Calanchi trasforma la piazza e il belvedere del paese in un presidio di pura goduria olfattiva.
L’appuntamento gastronomico si prende la scena al Parco G. Pistonami per l’ora di cena, posizionandosi fisicamente nella terza settimana del mese di agosto. In questa terrazza naturale sospesa sulla valle, la cucina locale mette sul piatto una proposta verace dove il profumo inebriante del tartufo nero incontra le ricette della tradizione contadina lubrianese. Dimenticatevi i ghirigori da alta ristorazione con due gocce d’olio essenziale dosate col contagocce: qui il tubero si gratta sul serio, a manciate generose su primi piatti fumanti, uova e tagliate di carne.
Tra i pini del parco, le tavolate unite a forza e quell’aria fresca che sale dalla valle a dare tregua dalla calura estiva, la festa conserva quello spirito schietto e conviviale gestito a colpi di mestolo dall’ASD Calanchi 63. Con le scarpe inevitabilmente impolverate dal terreno del parco e un bicchiere di rosso della provincia viterbese sempre a portata di mano, la serata scorre leggera tra risate e porzioni decisamente abbondanti.
Se avete provato la resa del tartufo sui piatti della tradizione o se la vista sui calanchi al tramonto vi ha fatto dimenticare la fila alle casse, lasciate un commento e votate la sagra con le stelline!

