Nel cuore della pianura trevigiana, là dove le risorgive bagnano la campagna e la storia contadina si respira a pieni polmoni, Barcon di Vedelago si appresta a vivere il suo appuntamento più sentito dell’anno: la Fiera di San Michele. Da queste parti la devozione all’Arcangelo si fonde da sempre con una sana e incontenibile voglia di far festa, trasformando il paese nel palcoscenico di competizioni campestri e grandi adunate attorno alle tavole imbandite.
Il vero e proprio filone d’oro della manifestazione ruota quest’anno attorno a quel vortice di adrenalina verace che è il Palio delle Botti, affiancato dallo storico Palio dell’Uva e dall’immancabile versione per i più piccoli. Chi conosce la vita di contrada sa che qui non si scherza affatto: come recita un vecchio adagio da osteria, “El vin fa bon sangue”, ma per spingere quelle botti di legno lungo il percorso con i gomiti dei rivali a pochi centimetri tocca tirare fuori una grinta da far tremare le ginocchia. Chi vince conquista la gloria eterna del paese, chi perde paga da bere a tutti.
I criteri della vera sagra ci sono tutti, scolpiti con la precisione di un mastro bottaio: l’asfalto sotto le scarpe, le immancabili panche di legno dove si fa subito amicizia con il vicino di gomito e quella sacrosanta caccia al posto che richiede l’astuzia di un cacciatore di cinghiali. La brigata di cucina lavora a pieno ritmo per rifocillare atleti stremati e spettatori assetati, tra un bicchiere di rosso nostrano che scorre generoso e un’infilata di piatti veraci che farebbero resuscitare pure i morti.
Tra una corsa a perdifiato, un giro di tombola e una fetta della maxi torta del palio distribuita nell’ultima giornata, la festa scivola via tra goliardia e sana tradizione paesana. Se avete assistito alle sfide tra le contrade e avete brindato fino a tarda notte, fateci sapere come è andata lasciando una valutazione della sagra!

