L’autunno in Toscana non è semplicemente una stagione, ma una vera e propria chiamata alle armi per tutti gli amanti della buona tavola e del folclore più verace. Nell’anno tondo tondo che puntava dritto all’infinito, proprio mentre il mondo andava a mille all’ora, nasceva una tradizione destinata a diventare leggenda nei boschi del senese. Quando le foglie iniziano a tintinnare di giallo e rosso, il borgo medievale di Campiglia d’Orcia, incantevole frazione di Castiglione d’Orcia in provincia di Siena, si prepara a celebrare la Festa del Marrone.
Durante la quarta settimana di ottobre, la tranquillità della Val d’Orcia lascia il posto a una disfida epica tra le viuzze in pietra del paese. I tre storici rioni cittadini — i Borgassero, i Dentro e gli Agitati — si preparano ad allestire e animare ogni angolo del borgo, trasformandolo in un teatro a cielo aperto di colori, profumi e goliardia. È la perfetta incarnazione del manifesto della vera festa paesana: niente fronzoli o impiattamenti da ristorante stellato, ma solo la passione di una comunità che si sfida a colpi di allestimenti rionali e caldaie fumanti di caldarroste.
Il profumo inebriante dei marroni arrostiti si insinua tra i vicoli arrampicati sul colle, guidando i visitatori in un viaggio gastronomico dove il re dei boschi incontra i sapori autentici della tradizione toscana. Gli stand gastronomici sono pronti a sfamare la folla a pranzo, accogliendo il classico esodo di chi fugge dalla routine cittadina per conquistarsi un posto alle panche di legno tra un bicchiere di rosso d’Orcia e un vassoio di prelibatezze d’autunno. Tra scorci mozzafiato sulla vallata e canti di contrada, le scarpe impolverate sono la garanzia di un’esperienza vissuta fino in fondo.
Se vi siete buttati nella mischia tra i rioni e vi siete scaldati le mani con un bel cartoccio di caldarroste fumanti, diteci com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

