Se pensate che l’autunno sia solo una triste transizione verso i cappotti pesanti e le bollette del riscaldamento, evidentemente non avete mai messo piede a Marino durante la 29ª Sagra della Ciambella al Mosto. Nella patria storica del vino e dei Colli Albani, quando la vendemmia volge al termine, l’aria si impregna di un profumo inconfondibile di mosto cotto, anice e forno a legna che farebbe resuscitare anche un digital nomad in digiuno intermittente.
Qui la tradizione non è un reperto da museo ma una faccenda seria e godereccia, celebrata in un borgo che sa bene come accogliere i forestieri senza troppi complimenti. Dimenticate le code in tangenziale e le sagre acchiappa-turisti con i piatti di plastica flessibile: a Marino si fa sul serio, tra banchi fieristici, rievocazioni in costume e una folla festante che si contende l’ultimo boccone profumato di mosto.
Il cuore pulsante della festa è lei, la regina indiscussa della giornata: la ciambella al mosto, un capolavoro di rustica bontà che unisce la semplicità dell’impasto contadino alla dolcezza generosa del nettare d’uva. E se la benedizione ufficiale in piazza S. Barnaba impartita da don Faustino Cancel mette d’accordo lo spirito, ci pensa la degustazione gratuita a rimettere in sesto il morale di tutti i presenti.
Tra una sfilata dello Storico Cantiere, le note della MPC Superband 83 e il contest per eleggere La Ciambella dell’Anno con la partecipazione di Lavinia Fiorani, la giornata scorre veloce tra risate, brindisi e calche da stadio. C’è persino spazio per i più piccoli con il concorso La mia Sagra e Pompieropoli, perché la buona abitudine di sporcarsi le mani di zucchero e farina si impara fin da bambini.
Se avete avuto la fortuna di assaggiare la ciambella al mosto e di sopravvivere alla calca di piazza, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

