Sulle alture collinari della Tuscia romana, a due passi dalle sponde vulcaniche del lago di Bracciano e abbracciato dai boschi della Macchia Grande, c’è un borgo che a metà ottobre si veste di fumo buono e profumo d’autunno. A Manziana, Roma torna la storica Sagra della Castagna, la festa che risveglia la piazza con il crepitio dei bracieri e il richiamo delle padelle bucate.
Qui il riccio è di casa da secoli e la castanicoltura non è un semplice passatempo per gite fuori porta, ma una vera e propria istituzione identitaria. I paesani scendono in strada per trasformare il centro storico in un grande cantiere del gusto a filiera cortissima: le castagne arrivano fresche dai boschi locali e dai castagneti del circondario viterbese per finire direttamente sulle braci o nei calderoni.
I banchi enogastronomici e gli stand aprono la via a una tre giorni di pura voracità autunnale, tra pranzi all’aperto e cene sotto le stelle. La regina della festa non si limita a farsi arrostire per diventare caldarrosta fumante, ma finisce dentro farine, creme vellutate, primi piatti della tradizione contadina e dolci tipici capaci di resuscitare i morti.
Tra le vie di pietra non mancano gli artigiani del territorio, i laboratori dal vivo dedicati ai vecchi mestieri come la lavorazione della terracotta o la cagliata del formaggio, e una colonna sonora popolare fatta di stornelli, organetti e artisti di strada. Niente moine da ristorante pettinato: si gira con le mani nere di carbone, un cartoccio bollente tra le dita e il bicchiere di rosso sempre pieno.
Se vi siete bruciati le polpastrelli sbucciando caldarroste fumanti per le vie di Manziana, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

