A Ponzano Romano la fine di ottobre non porta solo la nebbia del Tevere, ma anche una certezza scrollata di dosso alla pigrizia cittadina: la voglia di sfondarsi di cose buone prima che l’inverno chiuda i battenti. Tra le colline dell’alto Lazio, dove l’antico borgo domina la valle con quella sua flemma monumentale, va in scena l’Agro Festival, un inno sfrontato alla terra, alla zucca e al buon vino che fa scordare ogni dieta.
In questo scorcio di fine mese, Ponzano Romano abbandona il silenzio contemplativo dell’Abbazia di San Andrea Flaviano per riempirsi di tavolate, mostre fotografiche e ferri vecchi del mestiere contadino. Non serve un dottorato in agronomia per capire lo spirito della festa: ci si viene a pranzo e a cena per scovare i segreti dei produttori locali, inseguendo il profumo di un piatto tipico appena cucinato o il rosso schietto di un boccale riempito senza troppi complimenti.
Tra show cooking caserecci, seminari per filosofi del buon cibo e laboratori dove i ragazzini si sporcano finalmente le mani, la festa si allarga pure al coperto tra gazebo e sale culturali per non dare vinta la partita alla pioggia. Gli stand gastronomici macinano chilometri di chilometro zero reale, ben lontano dalle fighetterie di città, riportandoci dritti all’epoca in cui ci si scaldava con la sostanza dei campi.
Come insegna il manifesto della vera sagra, qui non troverete moine da gourmet ma la schiettezza di un territorio che rivendica la propria identità a morsi e calici alzati. Se passeggiando tra i vicoli vi capita di farvi conquistare dalle degustazioni dell’Agro Festival, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione con le stelline!

