Mentre i gastro-fighetti contemporanei si contendono l’ultimo tavolo per un menu degustazione a base di aria fritta, nell’alta valle del Velino si continua a celebrare la concretezza assoluta del carboidrato farcito. La Sagra degli Stracci elegge a sovrano indiscusso della tavola lo straccio antrodocano, un capolavoro della cucina di recupero e della sapienza domenicale che consiste in crespelle salate, sottili come veli, arrotolate e farcite prima di essere sommerse dal sugo.
L’appuntamento si prende di diritto il palcoscenico durante la prima settimana di agosto, richiamando appassionati da tutto il Lazio e oltre. Le operazioni di assaggio avvengono nel cuore del centro storico di Antrodoco, ramificandosi tra Piazza del Popolo, Piazza IV Novembre, Piazza Marconi e il suggestivo Chiostro di Santa Chiara.
Questo comune della provincia di Rieti vanta un passato monumentale: crocevia strategico lungo la via Salaria fin dall’epoca romana, la cittadina è stata testimone della storica battaglia di Antrodoco del 1821, considerata il primo scontro dei moti risorgimentali italiani.
Tra queste gole montuose, protette dalle imponenti pareti del Monte Giano, l’identità locale si esprime da sempre attraverso piatti robusti e ospitalità schietta. La macchina organizzativa, guidata con pragmatismo dalla Pro Loco Antrodoco con il supporto del Comune di Antrodoco, trasforma il borgo in un grande refettorio diffuso. Tra il profumo del ragù che sobbolle lentamente nelle cucine e il baccano delle orchestre da ballo, la manifestazione evita le derive nostalgiche per puntare tutto sulla convivialità più verace, confermando che la cucina della nonna non ha alcun bisogno di essere reinterpretata per fare centro.


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