In un’epoca in cui la gastronomia vive di ossessioni identitarie e purismi da salotto, a Polistena hanno ben pensato di piazzare una bomba a orologeria sotto il naso di puristi caseari e generali al veleno. Come diamine ci si inventa il Caciobab? Semplice: prendi il sacro caciocavallo della tradizione calabra, schiaffalo su uno spiedo verticale da kebab e affettalo rovente su pane e contorni. Una trovata geniale capace di far venire un travaso di bile sia al casaro nostalgico dell’Aspromonte che a chiunque sogni confini inviolabili persino nel piatto.
Nel cuore della Piana di Gioia Tauro, il centro abitato di Polistena — cittadina dalla storia millenaria, risorta con caparbietà e splendore barocco dopo il devastante terremoto del 1783 — si trasforma per due sere in un’arena di pura dissacrazione gastronomica. In Piazzale Trinità, la colata liquida di formaggio fuso incontra la convivialità dello street food internazionale, in un gemellaggio irriverente tra pascolo e Medio Oriente che profuma di provocazione e colesterolo felice.
La festa si svolge rigorosamente a cena, dove tra un calice di vino locale, taglieri di salumi della Piana e l’immancabile e rovente Caciobab, la piazza diventa teatro di un’autentica adunata popolare. Che siate qui per sfidare le convenzioni culinarie o semplicemente per godervi la resa dei conti tra tradizione e modernità, la certezza è una sola: la colata di caciocavallo non perdona.
Se avete avuto il coraggio di assaggiare il Caciobab e di testare il livello di indignazione del vostro palato, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!


Lascia la tua valutazione, pubblica foto
Correggi date, menu, programma