Ah, la Maremma: quel posto benedetto dove persino un naufragio di sei secoli fa riesce a trasformarsi in un’ottima scusa per accendere i fornelli e buttare la pasta. Era il lontano 1432 quando il nobile mercante veneziano Pietro Querini naufragò rovinosamente nell’isola norvegese di Røst, scoprendo che la gente del posto seccava i merluzzi al vento del Nord. Un colpo di fortuna mascherato da disgrazia che ha cambiato per sempre i menù della penisola e che a Sant’Andrea di Magliano in Toscana, Grosseto hanno preso tremendamente sul serio.
Dal 1991 la frazione maremmana diventa la capitale indiscussa del merluzzo essiccato, celebrandolo per ben tre settimane tra la fine di luglio e le prime due settimane di agosto. L’evento, guidato con passione dagli instancabili volontari della polisportiva locale, trasforma il paese in un presidio di pura convivialità contadina. Niente moquette o fronzoli: ci si siede alle classiche tavolate, si fa cassa comune e ci si prepara a un’esperienza culinaria verace dove le generazioni si sono alternate ai fornelli per decenni con la stessa, sacra dedizione.
Il re incontrastato delle serate è ovviamente il baccalà, declinato in tutte le salse immaginabili e affiancato dai grandiosi classici della tradizione maremmana. Ma non si viene solo per riempirsi la pancia: tra una forchettata e l’altra ci si diverte con il ballo liscio e la musica dal vivo al covo, con serate speciali e l’esibizione delle scuole di ballo del territorio. E per chi arriva in macchina, la regola è la solita della Maremma rurale: parcheggio col freno a mano tirato, un goccio di Morellino per gradire e scarpe che tornano a casa piacevolmente impolverate.
Se avete avuto il coraggio di affrontare le fila alle casse e vi siete fatti tentare dal baccalà fritto o dai tortelli, lasciateci un commento con la vostra valutazione della sagra!


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