A Genova Acquasanta, incastonata tra i monti alle spalle del mar Ligure dove l’aria salmastra si fonde con l’odore dei boschi, la devozione patronale non si liquida con una semplice processione. L’Acquasanta Sagra è un monumento alla resistenza culinaria zeneise, che si prende la scena nell’ultima settimana di luglio in occasione dei festeggiamenti dedicati al santuario locale. Dimenticate le monoporzioni millimetrate e i locali patinati della costa: qui si sale per ritrovare il sapore autentico delle cose fatte a mano, dove i tavoli si conquistano di prepotenza e si cena con il cielo a fare da soffitto.
Il menu è un vero e proprio viaggio tra le due anime della cucina ligure. Da un lato c’è l’abbraccio transoceanico dell’asado, carne alla brace cotta lentamente come tradizione comanda, retaggio delle storie dei migranti tornati dall’Argentina; dall’altro la tradizione purissima con i ravioli al ragù e le mitiche trippe alla genovese. Ma il vero asso nella manica è il pesto del campione del mondo, una roba seria che profuma di basilico DOP e mortaio, capace di far resuscitare anche i palati più spenti. Il tutto accompagnato dai classici focaccini, che vanno via a cestini mentre la piazza si riempie di musica e dialetto. L’atmosfera è quella verace e un po’ caotica delle feste di una volta: le brigate dei volontari corrono tra i tavoli, gli ordini si incrociano e il vino rosso scorre per lavare via ogni formalità.
La sera la pietra del borgo vibra grazie alle note delle band live e alle serate dedicate alla commedia teatrale in lingua genovese, perché da queste parti la tradizione si recita e si mastica con lo stesso orgoglio. Se siete saliti fino al piazzale, se avete testato la consistenza dei ravioli o la cremosità del pesto iridato, lasciateci un commento e votate la sagra con le stelline!

