Nel panorama dei borghi medievali marchigiani, Campofilone, appollaiato sulle colline della provincia di Fermo a due passi dal mare, custodisce un piccolo segreto gastronomico che sfida le leggi della fisica culinaria. Qui la cucina non è una faccenda sbrigativa, e lo si capisce durante la seconda settimana di agosto, quando il paese si ferma per celebrare il suo tesoro più fragile e sottile: la Sagra Nazionale dei Maccheroncini di Campofilone I.G.P..
Non chiamateli semplicemente spaghetti o tagliolini. Questi fili d’oro sono una pasta all’uovo così incredibilmente fine da aver conquistato, prima tra tutte in Italia nel suo genere, l’ambita tutela del marchio d’origine. La leggenda locale, quella che i vecchi del borgo snocciolano volentieri, racconta che questi filamenti rasentassero la perfezione già tra i banchi dei prelati durante il Concilio di Trento, e che più tardi abbiano strappato persino i favori del notoriamente esigente e malinconico poeta Giacomo Leopardi.
Il cuore pulsante della manifestazione si sviluppa tra i vicoli del centro storico di Campofilone, dove lunghi tavoloni di legno diventano il palcoscenico di un rito collettivo. La pasta, appena cotta, viene rovesciata e lavorata con gesti antichi e precisi per assorbire un sontuoso e denso sugo di carne, un connubio strutturato per esaltare una sfoglia che quasi si scioglie in bocca. L’atmosfera che si respira tra le mura storiche va ben oltre il piatto: le serate si riempiono del chiasso tipico delle grandi adunate popolari, tra folklore marchigiano, intrattenimento per le famiglie e complessi musicali che prolungano la festa fino a tarda notte, offrendo un barlume di autentica vita di paese a chiunque decida di salire in collina.


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