Il vulcano borbotta, la terra trema e l’Etna regala colate di lava, ma a Bronte l’unica vera ossessione collettiva rimane quell’oro verde racchiuso in un guscio legnoso. La Sagra del Pistacchio di Bronte trasforma le vie del paese in una gigantesca celebrazione di uno dei prodotti agroalimentari più pregiati al mondo, capace di far dimenticare per qualche giorno persino le arance e i cannoli. La manifestazione, che si snoda tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre, celebra il Pistacchio di Bronte DOP, un miracolo botanico coltivato con fatica biblica sui terrazzamenti lavici alle pendici del vulcano.
Le origini della coltivazione in questa zona risalgono alla dominazione araba, quando i colti conquistatori intuirono che la roccia vulcanica apparentemente sterile era il letto perfetto per la pianta del pistacchio. Da allora, la raccolta è rimasta un rito quasi del tutto manuale, tramandato di generazione in generazione tra le asperità del terreno. Durante l’evento, il borgo si popola di stand gastronomici, artigianato e visitatori pronti a farsi largo tra la folla pur di accaparrarsi una granita o un piatto di pasta. Per chi non si accontenta di masticare all’ombra dei palazzi barocchi, la festa deborda fuori dal centro abitato con tour guidati negli storici pistacchieti, dove è possibile camminare tra piante secolari e osservare da vicino la raccolta dal vivo, godendosi i panorami unici sospesi tra l’Etna e la Valle del Simeto. Un’occasione in cui il paese mostra il suo lato migliore, prima di tornare alla pacifica e laboriosa routine provinciale.

