Chi pensa che la Sicilia sia solo mare e cannoli non ha mai provato il brivido di maneggiare senza guanti un ficodindia appena staccato dalla “pala”. A San Cono, Catania, paesino abbarbicato sulle colline del calatino, il frutto più spinoso della terra diventa re indiscusso in un trionfo di devozione e mani bucate dalle spina. Qui, nella capitale riconosciuta di questa meraviglia d’origini messicane ma ormai con cittadinanza sicula a tutti gli effetti, va in scena la Sagra del Ficodindia.
Nel territorio di San Cono la coltivazione del ficodindia non è un semplice lavoro, ma un’arte sopraffina legata alla tecnica del “scozzolatura”, ovvero la potatura dei primi fiori per ottenerne di più grandi e succosi in autunno, i celebri bastarduni. Tra i vicoli del borgo si passeggia stringendo in mano i coloratissimi frutti gialli, rossi e bianchi (rispettivamente nostrali, sanguigni e muscaredda), mentre i profumi delle specialità locali invadono le strade sia a pranzo che a cena.
La festa si consuma nella prima settimana di ottobre, trasformando la piazza principale in un’arena del gusto a cielo aperto. Come vuole il rigoroso manifesto della vera festa paesana, l’asfalto delle strade fa da pavimento, il vino locale scorre per sciacquare la bocca tra un morso e l’altro e la gente si ritrova a conversare in un dialetto stretto che sa di terra arsa e passione contadina, mentre gli stand traboccano di leccornie.
Se vi siete arrischiati a sbucciare i bastarduni di San Cono dritti con le mani senza lasciarci un dito, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

