Se vi state chiedendo dove finisce l’entroterra ligure e inizia il paradiso dei borghi che resistono, la risposta è probabilmente Orero. La Festa di Orero torna a far parlare di sé, traslocando — giusto per non farci mancare un po’ di sano movimento — nella nuova location della Piazza sottostante la chiesa. Non è la solita sagra di paese costruita su plastica e suoni pre-registrati, qui si gioca la carta della sostanza e di un legame viscerale con il territorio.
L’evento si insedia solitamente nella seconda settimana di luglio, un periodo perfetto per godersi la brezza che sale dalle valli e dimenticare, almeno per qualche sera, l’afa delle coste. La filosofia è quella di sempre: poche chiacchiere, molta tavola e un programma che alterna momenti di riflessione storica — curati dall’Associazione Gente di Liguria — a serate dove la fisarmonica di Domenico Cerri o il tributo a Zucchero con Sugar Fabry ricordano a tutti che, finita la cena, si è lì per stare insieme, non per fare i compiti a casa.
La cucina, protagonista silenziosa ma instancabile, apre i battenti tutte le sere per soddisfare chiunque non si accontenti del solito panino da autogrill. Se masticate la Liguria, sapete che qui le specialità non sono un optional: sono il motivo principale per cui si risale la vallata. Se siete tra i fortunati che riusciranno a accaparrarsi un posto al tavolo e a testare la tenuta della nuova location, fateci sapere se la cucina è all’altezza della fama del borgo, lasciando una valutazione della sagra!


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