Se cercate il silenzio riflessivo e le porzioni microscopiche, avete decisamente sbagliato coordinate geografiche. A Rubano la transizione verso l’estate non si fa con la meditazione, ma a colpi di fusti di birra e calorie strategiche.
La Sagra patronale di Rubano trasforma gli spazi della Parrocchia di Santa Maria Assunta in un avamposto di resistenza gastronomica e socialità ruspante, dove la devozione religiosa incontra felicemente il rito pagano del carboidrato. Qui non ci sono filtri: si passa dalla solennità liturgica per l’anniversario della dedicazione della chiesa direttamente alla competizione agonistica del calcio balilla umano, senza tappe intermedie.
Il motore della manifestazione è una macchina organizzativa che non lascia spazio a digiuni preventivi. Lo stand gastronomico schiera una contraerea di piatti spadellati e l’immancabile asporto prioritario per i meno pazienti, mentre la fazione più giovane si barrica nel mitico spazio El Canton dei Fusti, un tempio dedicato alla venerazione di birre artigianali, spritz e dei leggendari panini “onti”, veri monumenti della tradizione locale in grado di rimettere in sesto chiunque dopo una settimana di lavoro.
Attorno ai tavoli gravita un microcosmo che accontenta tutte le generazioni: un luna park rumoroso quanto basta, mercatini della solidarietà gestiti dall’Operazione Mato Grosso, e una colonna sonora che spazia dal folk-rock ai ritmi latini, fino ai nostalgici revival western e ai tributi pop. È la classica festa di paese dove l’entusiasmo è così genuino da risultare contagioso, unendo la comunità sotto i pini del sagrato in un lungo weekend lungo che bada decisamente al sodo.


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