Se c’è un posto dove l’autunno decide di presentarsi con una certa prepotenza gastronomica, quel posto è Oriolo Romano. Qui, quando le foglie iniziano a ingiallire, l’attenzione della popolazione si sposta dai problemi quotidiani a qualcosa di decisamente più serio: la Sagra del Fungo Porcino. La manifestazione ha trovato il suo habitat naturale nella centralissima Piazza G. Santacroce, una cornice monumentale dominata da Palazzo Altieri che, per l’occasione, smette i panni della compostezza storica per farsi avvolgere da profumi decisamente più profani e invitanti.
L’evento si prende il palcoscenico per due fine settimana consecutivi di settembre, precisamente durante la seconda e la terza settimana del mese, trasformando il borgo laziale nella capitale indiscussa dei cercatori (e soprattutto dei mangiatori) di miceli. Oriolo, d’altronde, non è nuova a queste invasioni pacifiche: fondata nel XVI secolo da Giorgio Santacroce secondo criteri urbanistici ideali, la cittadina è circondata dalle lussureggianti faggete di Monte Raschio, patrimonio UNESCO, che da secoli cullano e proteggono la nascita di questi gioielli della terra.
La formula della festa è democratica ma rigorosa: a pranzo e a cena le cucine si mettono in moto per valorizzare il Re del bosco in tutte le salse, attirando appassionati da tutta la regione. E per evitare che qualcuno si senta escluso da questa venerazione culinaria, gli organizzatori hanno pensato a tutto, predisponendo un intero menù dedicato ai celiaci certificato dall’AIC. Tra un piatto di fettuccine e un porcino fritto, l’atmosfera viene puntualmente alleggerita da spettacoli musicali serali, intrattenimento pomeridiano e gli immancabili gonfiabili per i bambini, un ottimo stratagemma per far digerire i genitori in santa pace.


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