Sulle colline che guardano verso la costa romagnola, Gemmano diventa per qualche giorno l’epicentro di un culto gastronomico che non ammette repliche: la Sagra della Pappardella al Cinghiale. Qui la cucina non è un esercizio di stile, ma una dichiarazione d’intenti muscolare, dove la pasta all’uovo tirata a mano incontra un sugo di cinghiale che definire corposo è riduttivo.
Ci si ritrova nel cuore del Centro di Gemmano, a metà agosto, in quel periodo in cui il caldo cerca tregua tra gli alberi e il richiamo della brace diventa irresistibile. L’atmosfera è quella delle feste che non hanno bisogno di filtri per risultare autentiche: tavoli di legno, aria che profuma di bosco e spezie, e una colonna sonora che mescola le hit radiofoniche con i grandi classici del liscio e del rock da palco.
La manifestazione vive di una vitalità elettrica, supportata da un programma che non lascia spazio alla noia: tra un bicchiere di vino locale e una porzione abbondante di pappardelle, il palco si anima con ospiti che vanno dal revival anni ’90 alle orchestre che hanno fatto la storia delle piazze romagnole. È l’orgoglio di un borgo che sa come attirare folle senza promettere l’impossibile, ma garantendo sostanza e divertimento gratuito.
Se avete avuto il coraggio di affrontare la coda per una porzione bis o se il mix tra cinghiale e disco aperitivo vi ha lasciato ricordi indelebili (o qualche dubbio esistenziale), fateci sapere com’è andata! Le vostre valutazioni sono il termometro necessario per chi, ogni anno, si sbatte per portare avanti questa tradizione tra le colline del riminese.


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