All’ombra del Vesuvio c’è un tesoro scuro che non si estrae dalle miniere, ma si raccoglie direttamente dagli alberi, sperando di non macchiarsi indelebilmente i vestiti. La Sagra delle Ceveze accende i riflettori su questo piccolo miracolo della terra a Zabatta di Ottaviano, in via Recupe in provincia di Napoli. La manifestazione si concentra durante la seconda settimana di luglio, trasformando la località protetta dal vulcano nel centro nevralgico della celebrazione delle gelse, frutti tanto preziosi quanto delicati che richiedono dita veloci e bocche pronte.
Le ceveze, storicamente ribattezzate l’oro nero della Zabatta, vantano un passato economico di tutto rispetto che farebbe impallidire i moderni mercati finanziari. Per secoli, la raccolta di una singola buona annata di questi frutti succosi garantiva ai contadini locali il capitale necessario per pagare la dote matrimoniale delle figlie, elevando l’albero di gelso a una sorta di fondo pensionistico rurale. I frutti freschi venivano caricati all’alba su ceste di vimini, i celebri panari, per essere imbarcati verso le mete d’élite del turismo campano come Capri, Ischia e Sorrento, dove venivano serviti su foglie fresche ai forestieri estasiati.
L’evento, promosso dall’APS Zabatta, celebra la resistenza di una tradizione contadina d’altri tempi che rifiuta l’oblio, offrendo un’occasione unica per riscoprire sapori autentici che un tempo viaggiavano via mare e che oggi, fortunatamente, richiedono solo una sosta alle falde del monte.


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