.
Incastonato tra i boschi dove un tempo le colline luccicavano di rame e pirite, Montieri si appresta a trasformarsi nel tempio indiscusso della caldarrosta. Dimenticate le velleità gourmet da salotto milanese: qui il castagno è l’albero del pane per eccellenza e la pancia si riempie a colpi di schacciate, castagnaccio d’ordinanza e litri di vino novello versato a braccio. Se vi aspettate tavoli eleganti o posate di cristallo avete sbagliato borgo: il ristorante della festa è rigorosamente al coperto, e tra un bicchiere e l’altro toccherà conquistarsi una sedia di legno sfidando la fame della folla.
Il borgo medievale della Maremma grossetana rispolvera le sue tradizioni autunnali trasformando le piazze in un laboratorio gastronomico a cielo aperto. La festa si protrae per tre domeniche di ottobre, coprendo la seconda, la terza e la quarta settimana del mese. Gli stand gastronomici aprono battenti fin dal mattino, pronti a scodellare i frutti dei castagneti locali. Tra una banda itinerante e una partita di pallone al campo sportivo, non mancano le camminate e il trekking nei boschi per smaltire l’impatto calorico prima di tornare alla carica.
Tra i banchi del mercatino e il profumo di fumo che avvolge le viuzze, si respira quell’autentico spirito paesano dove il vino novello fa da paciere e le chiacchiere sostituiscono i social. Si va a pranzo o a cena senza troppe moine, pronti a impolverarsi le scarpe lungo i percorsi del territorio per poi rifugiarsi al coperto quando la sera rinfresca. Ricordatevi di fare la fila con il dovuto rispetto per chi serve in cucina e di non fare troppa confusione coi conti alla cassa.
Se avete avuto l’ardire di sfidare le teglie fumanti di castagnaccio e le vette della Canonica di San Niccolò, fateci sapere com’è andata lasciando una valutazione della sagra!

