L’ultima settimana di settembre c’è il colpo di coda dell’estate, nell’arcipelago toscano. A Giglio Castello l’aria si riempie del profumo inconfondibile del mosto e della brace, scendendo sui versanti dell’isola fino al porto e al Campese. La Festa dell’Uva e delle Cantine, è un rito collettivo che celebra la fine della vendemmia e lo fa in un periodo meraviglioso di bassa stagione, probabilmente il momento migliore dell’anno per visitare l’isola.
Dimenticate le sagre lungo l’autostrada o al campetto di calcio, dimenticate le piste di acciaio e cemento, dimenticate le feste di periferia con i parcheggi pieni di auto. Per raggiungere la festa si approda sull’isola (il top è arrivare in barca a vela), si sale sulla vetta di Giglio Castello e si visitano le antiche cantine tufacee un tempo destinate alla produzione dell’oro locale, il leggendario Ansonico. Questo vino bianco ambrato, robusto e dal carattere sfacciatamente asprigno, scorre a fiumi accompagnato da una parata di piatti che farebbero resuscitare un santo.
Tra i vicoli si respira un’atmosfera da festa paesana d’altri tempi, dove i volontari e i vignaioli locali danno spettacolo tra una grigliata di carne, un piatto di fumanti cavatelli gigliesi e la mitica zuppa del bracconiere. Non mancano chicche imperdibili come il panficato, il dolce tipico dell’isola che racchiude in sé secoli di sapienza contadina, fichi, noci e spezie.
L’evento si anima rigorosamente la sera da giovedì a sabato a partire dalle diciannove e trenta per le cene tra i banchi di tufo, mentre la domenica si replica all’ora di pranzo dalle dodici e trenta per chi vuole godersi il panorama mozzafiato sulla scogliera tirrenica senza rischiare di inciampare nel buio.
Se avete occasione di assaggiare un bicchiere di Ansonaco e un pezzo di panficato fateci sapere com’è andata, lasciando una valutazione della sagra!


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