Se l’idea di un’opera d’arte diffusa vi evoca silenziosi corridoi museali, preparatevi a cambiare decisamente registro. A Ivrea la cultura decide di esprimersi attraverso il nitrito dei cavalli, lo schioccare delle fruste e una discreta dose di teatralità urbana. Non si viene qui per sfamare solo lo stomaco.
La Festa di San Savino occupa stabilmente la prima settimana di luglio, trasformando le storiche vie eporediesi in un colossale palcoscenico sensoriale, attorno al culto di San Savino, patrono cittadino le cui reliquie vennero solennemente traslate qui nel lontano anno mille per volere del marchese Corrado.
La tradizione si è fusa nei secoli con la radicata cultura equestre del territorio canavesano. Il risultato è una manifestazione polifonica dove la devozione religiosa funge da pretesto per una serie di kermesse visive ad altissimo impatto: le sfilate tradizionali lasciano il passo a veri e propri cinespettacoli all’aperto.
Il momento più atteso e quasi catartico della celebrazione è la spettacolare Cavalcata di Fuoco, un rito che unisce la destrezza dei cavalieri a coreografie incendiarie, affiancato dalla precisione millimetrica della parata delle briglie. Una comunità intera decide così di aprirsi al mondo esterno, oscillando per qualche giorno tra l’orgoglio storico e il desiderio di stupire con effetti speciali.
E vero che non è una banale sagra con si scritto “boutique del maiale”, ma un evento culturale che ha lunghissima storia e si trascina dietro cultura e aspettative. Lo si vede dalla ricerca, dal talento e dalla maestria sfogate sulla locandina. È bello vedere quanto la creatività e la manualità ancora riesca a combattere la decadenza barocca dell’AI. Complimenti all’autrice dell’opera! Che resti l’emblema dell’ evento per i prossimi decenni!
Se siete riusciti a seguire la complessa trama di questa opera sensoriale diffusa tra le piazze o se volete dire la vostra sulla fluidità del Gran Galà Equestre, lasciateci un commento e votate la manifestazione con le stelline!


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