C’è un’Italia minore che non ha bisogno di grafiche minimaliste o di social media manager per riempire le piazze, ma a cui basta uno sfondo verde evidenziatore e dei font cubitali per decretare l’inizio della stagione più calda. A S. Daniele di Sovizzo, una frazione che difende la sua identità collinare all’interno del comune di Sovizzo in provincia di Vicenza, la tradizione si misura in metri quadrati di acciaio. È qui che, durante la seconda settimana del mese di luglio, prende vita la Sagra del Carmine, un rito collettivo orchestrato dall’associazione Amici di San Daniele APS insieme al consorzio Le Terre di Sovizzo.
Il pretesto è la devozione alla Madonna del Carmine, storicamente legata alla chiesetta di San Daniele che svetta sul colle fin dal XIV secolo, nata originariamente come antico eremo e poi divenuta punto di riferimento per l’intera comunità rurale. Ma il vero tempio profano dell’evento si sviluppa nell’Area Sagra, dove la devozione si trasforma in aggregazione pura.
Il cuore pulsante delle quattro serate è la celebre pista da ballo in acciaio, una struttura monumentale progettata per resistere ai passi ritmici del liscio e alle coreografie più accese. Accanto alla pista, la pesca di beneficenza promette quel brivido d’azzardo parrocchiale d’altri tempi, mentre il fornitissimo stand gastronomico dispensa i classici sapori della tradizione berica. È la festa di una comunità che si ritrova e si racconta senza filtri, dove il sacro della messa del martedì si fonde perfettamente con il profano delle orchestre e delle canzoni cantate a squarciagola sotto il cielo estivo vicentino.


Valuta e segnala