Se c’è un luogo che incarna lo spirito universitario, un tantino caotico e perennemente in bilico tra la discussione filosofica e il bisogno di staccare la spina, quello è il quartiere del Portello a Padova. Famoso per i suoi canali, le storiche porte d’accesso alla città e per essere la patria d’adozione di migliaia di studenti fuori sede, questo fazzoletto di terra veneta ospita la Sagra del Portello.
Piazza Portello si trasforma per l’occasione nel quartier generale di un mix bizzarro ma affascinante, dove l’impegno sociale, l’intrattenimento radical chic e la pura goliardia si fondono sotto l’ombra dei tendoni. Non aspettatevi la classica festa di paese con le giostre arrugginite e il liscio in sottofondo: qui si riflette sull’identità di genere, si sistemano catene di biciclette e si fa stand-up comedy, il tutto cercando di non rovesciarsi il vino addosso.
Ovviamente, nessuna mente illuminata può nutrire l’intelletto a stomaco vuoto. Per tutta la durata della kermesse, lo stand gastronomico e il bar rimangono stoicamente aperti per garantire i carboidrati e l’idratazione necessari a reggere il fitto calendario. La proposta culinaria, pensata per favorire la “compagnia” spazia dai bicchieri di vino a prezzi popolari fino a fette di anguria tattiche usate come scudo contro la calura estiva.
Il comitato organizzatore ha pensato proprio a tutto, persino a una linea telefonica per le prenotazioni dei tavoli dedicati ai gruppi con più di quattro persone, giusto per evitare le solite scene di panico e accaparramento delle sedie all’ora di cena.


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