Se c’è un posto dove il cinghiale non ha scampo e i vegetariani preferiscono cambiare strada, quel posto è sicuramente la valle telesina. A Dugenta, accogliente avamposto in provincia di Benevento, la faccenda si fa seria per diversi mesi all’anno, coprendo praticamente **quasi tutta l’estate e l’intero autunno**, con una costanza che farebbe invidia a una catena di montaggio. La Sagra del Cinghiale trasforma il paese in una gigantesca oasi della carne rustica, richiamando buongustai da ogni angolo della Campania e oltre, disposti a tutto pur di accaparrarsi un posto sulle panche di legno.
Tutto è cominciato nei primi anni Ottanta grazie all’intuizione della verace Famiglia Di Caprio, che ha deciso di mettere a sistema la passione per la caccia e la buona tavola, creando quella che oggi viene considerata la kermesse gastronomica più longeva e tenace della regione. Qui non si scherza: l’atmosfera è quella delle grandi feste campestri di una volta, dove il profumo della brace si fonde con i canti folkloristici e il baccano delle comitive. La carne viene trattata con il rispetto che si deve a una vera e propria divinità pagana, cucinata in umido o arrostita sui bracieri ardenti dalle mani esperte dei cuochi locali.
La particolarità assoluta sta nel servizio: le pietanze fumanti vengono servite nei tradizionali tegamini di terracotta, che i visitatori possono poi portarsi a casa come trofeo di guerra culinaria. (ndr: la soffiata sul piatto da portarsi via non è verificata, non ci assumiamo responsabilità).Tra un bicchiere di vino rosso e una porzione di pasta fatta in casa, si respira l’autentico spirito del Sannio, fatto di ospitalità genuina e zero fronzoli da guida stellata.
Se avete avuto il fegato di affrontare le chilometriche tavolate del fine settimana e volete dirci se la cottura in umido meritava davvero il viaggio, lasciateci un commento con la vostra valutazione della sagra!


Valuta e segnala