In Toscana la carne è una cosa seria, quasi una questione teologica, e quando si parla di Chianina il livello di devozione rasenta il misticismo. A Olmo, una frazione strategicamente posizionata alle porte di Arezzo, lo sanno bene e non si perdono in troppi convenevoli filosofici. La formula qui è semplice e monumentale: prendere la regina della tavola toscana, metterla sulla brace e servire la Sagra della Bistecca a un popolo di appassionati che ogni anno invade le colline della Valdichiana occidentale.
La manifestazione ha radici profonde nell’identità rurale della zona, dove l’allevamento della razza Chianina non è solo un vanto economico ma un vero e proprio tratto culturale. Gli ampi spazi del Campo Sportivo Olmo abbandonano temporaneamente le velleità calcistiche per trasformarsi in una gigantesca griglieria a cielo aperto, dominata dal fumo profumato del carbone e dal ronzio costante di forchette e coltelli in azione.
I volontari del G.S. Olmo gestiscono una macchina culinaria imponente. Sebbene il fulcro gravitazionale sia la mitica bistecca, alta e al sangue come il disciplinare non scritto impone, i palati più esigenti trovano pane per i loro denti. I menu propongono alternative della tradizione toscana che spaziano dai primi piatti di tagliatelle al sugo fino alle teglie di pizza sfornate calde, garantendo la sopravvivenza anche a chi, per qualche strano motivo, decidesse di passare la serata senza addentare una costata. L’atmosfera è quella verace e informale delle grandi feste toscane: ci si siede vicini, si brinda con il vino del territorio e si gode la frescura serale. Tra un piatto e l’altro, il dopocena offre l’intramontabile intrattenimento del ballo liscio e di spettacoli vari, perfetti per smaltire le generose porzioni prima di tornare a casa.


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